di Andrea Patassini
Quando ero piccolo mi immergevo nei libri illustrati che popolavano, qua e là, la stanza dove giocavo. Non ci giro intorno, ad attrarmi erano le immagini, quei disegni che non solo accompagnavano il testo, ma che assumevano una loro indipendenza e importanza nel contesto del libro. Per dirla tutta, ero interessato esclusivamente a quei disegni. Mi piaceva sfogliare i cartonati della Disney, dove erano illustrate le scene salienti dei cartoni animati che più amavo. Sfogliarle era come rivivere il film. Del testo non è che mi importasse poi tanto. In quegli anni, a casa, ancora non c'era il videoregistratore, quindi i libri illustrati erano un'ottima soluzione per rivivere più e più volte le storie animate. Le videocassette arrivarono qualche anno dopo. Non sfogliavo solamente libri targati Disney, avevo altri libri illustrati di diverso genere e, ovviamente, non mancavano i fumetti, o meglio, non mancava Topolino. Lì il testo era accettato. Era contenuto nei baloon, aveva un ruolo importante, ma non essenziale. Prima che imparassi a leggere mi piacevano comunque quei disegni ordinati con una certa logica, nonostante non capissi le parole racchiuse nelle nuvolette riuscivo a dare un senso a quello che guardavo. Insomma, guardavo le figure.