Immersioni
Prof. Troller, sei tutti noi
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E' il nome della più recente maschera messa in scena da Antonio Albanese, con la complicità di Fazio.
Al momento in cui scrivo non si è assistito che ad una sola uscita, ma già ha fatto scalpore. Chi s'offende, chi sorride, chi sorride di chi s'offende, chi s'offende per chi sorride. La scuola è cosa ardua da toccare e rappresentare, almeno qui da noi. Basterà far notare che dagli anni trenta in poi il cinema nostrano ha ripreso ininterrottamente le medesime scene, le medesime figure, le medesime situazioni, quasi a dimostrazione che l'istituzione è immobile: o tale è, comunque, nelle rappresentazioni collettive (ma non ci vuol molto a capire quanto l'immaginario collettivo influisca sulla realtà, modellandola a suo piacimento).
Bene, a navigare le comunità di rete, sembra che le reazioni al prof. Troller non siano diverse rispetto a quelle che si hanno quando a scuola (o all'università) capita di incontrare uno che gioca fuori degli schemi e che giocandoci fuori ti permette di toccare con mano gli schemi stessi: cosa capita? capita che lui si prende addosso tutti gli strali, e che ad infilzarlo sono primi proprio coloro che vedendosi rappresentati fanno di tutto per non riconoscersi.
La questione è aperta. Se ieri ci si poteva dividere tra il prof. Aristogitone di Mario Marenco e il prof. Fontecedro di Daniele Luttazzi, oggi la situazione è ben più intricata. Come evidenzia la prima uscita nel prof. Troller, in lui le due figure convivono, e dunque nell'accogliere o nel rifiutare una performance come la sua non ci si può dividere né per parte politica (destra/sinistra) né per parte pedagogica (serietà/lassismo).
Politica e pedagogia (come del resto le loro articolazioni) non sono che facce della medesima realtà. Che, nel caso della scuola italiana, come emblematicamente mostra lil prof Troller, fa proprio ridere.
Un grazie di cuore al serissimo e geniale Antonio Albanese.






